In breve
Se un cibo che mangi da anni all'improvviso ti gonfia o ti dà fastidio, di solito non è cambiato il cibo: è cambiato il posto dove arriva. Possono essere i batteri che lo ricevono, o uno stato di allerta che mette in pausa la digestione. A volte è una cosa vera comparsa da adulti (il lattosio, la celiachia, un'allergia), e quella si esclude per prima. La domanda utile diventa cosa è cambiato nel periodo in cui è cominciato.
Poverina, la zucchina. Se sono trent’anni che la mangi e al trentunesimo ti dà fastidio, non può essere colpa sua: la zucchina è sempre quella, a meno che tu non vada a comprarla a Chernobyl, e non lo fa nessuno. Eppure la prima cosa che viene da fare è toglierla, e dopo di lei la pasta, e dopo la pasta i legumi, finché il piatto si restringe e la pancia resta com’era.
In questo articolo voglio metterti in fila cosa può essere cambiato davvero, quando un fastidio nuovo va fatto vedere senza aspettare, e perché toglierla ti dà sollievo per un po’ ma quasi mai ti spiega qualcosa.
Perché un cibo che ho sempre mangiato adesso mi fa male?
Perché fra te e quel cibo, negli anni, la cosa che si è mossa di solito sei tu. La zucchina di oggi è identica a quella di dieci anni fa; quello che può essere diverso è dove finisce e in che stato la ricevi. Io la metto giù così: il problema è come e dove è stata ricevuta quella zucchina, e che cosa il tuo corpo ne ha fatto.
Le strade, in pratica, sono tre. Può essere cambiato chi la riceve, cioè i batteri dell’intestino. Può essere cambiato lo stato in cui ci arrivi, cioè quanto il tuo sistema nervoso è disposto a digerire in quel momento. Oppure può essere cambiata davvero una cosa nel corpo, ed è il caso da guardare per primo.
(Sì, ma la pasta non è più quella di una volta! Vero, in parte: la qualità di tante cose è cambiata, ed è un’obiezione difficile da smontare proprio perché ha del vero. Però se sono quarant’anni che mangi la pasta e al quarantunesimo ti gonfia, quello che è cambiato in quell’anno di solito non sta dentro il pacco.)
Si può diventare intolleranti a un cibo da adulti?
A qualcosa sì, e il ragionamento della zucchina ha un limite che conviene avere chiaro. Il fatto che una cosa per anni non ti abbia dato problemi non dimostra che non possa dartene: chi fuma da cinquant’anni senza conseguenze non ha dimostrato che il fumo è innocuo. Ci sono cambiamenti veri, che succedono nel corpo e non nella testa, e si escludono prima di tutto il resto.
Il lattosio. In molte persone la capacità di digerirlo cala con gli anni, e il cappuccino che a vent’anni passava liscio a quaranta può cominciare a dare crampi e gonfiore.
La celiachia può comparire a qualsiasi età. Se il sospetto è quello, gli esami si fanno mentre il glutine lo mangi ancora: toglierlo prima, per prova, li rende meno affidabili, e si rischia di restare senza una risposta.
Un’allergia, che è un’altra cosa rispetto a un’intolleranza, può arrivare anche da adulte. Prurito in bocca o in gola, labbra che si gonfiano, orticaria, fiato corto dopo un cibo: si va dal medico, e se respirare diventa difficile si chiama il 118.
Vale la pena andare dal medico senza aspettare anche quando, insieme al fastidio nuovo, perdi peso senza volerlo, vedi sangue nelle feci, hai febbre o vomito, dagli esami risulta un’anemia, un dolore ti sveglia di notte, il disturbo compare per la prima volta dopo i 50 anni, oppure in famiglia ci sono stati casi di celiachia o di tumori dell’intestino. Quello che scrivo da qui in avanti vale dopo che questa parte è stata guardata da chi di dovere, non al posto suo.
Chi riceve la zucchina: i batteri
Quando mangi, non mangi solo tu. Se la zucchina finisce in un intestino dove ci sono batteri che lì non dovrebbero stare, se la mangiano loro al posto tuo: le vitamine che dovevi assorbire te le portano via, e intanto loro, felicissimi, fanno quello che facciamo anche noi dopo mangiato, cioè buttano fuori gli scarti. Solo che i loro scarti sono sostanze irritanti e, spesso, gas.
Lo so bene perché ci sono passato. Per anni ho studiato scienze dell’alimentazione mangiando meglio di chiunque conoscessi, legumi, dieta mediterranea, ogni regola al suo posto, e stavo sempre peggio. Una parte del mio problema aveva un nome, SIBO, cioè batteri cresciuti nel primo tratto dell’intestino, subito dopo lo stomaco, dove di solito ce ne sono pochissimi. Scoprirlo è stata la prima chiave; la seconda è arrivata dopo, ed è la strada di cui parlo più sotto.
Questo non vuol dire che dietro ogni fastidio nuovo ci sia una SIBO, e una disbiosi non si indovina da un sintomo: si cerca, con chi la sa leggere. Vuol dire che quando un cibo di sempre comincia a fermentare, il primo sospettato dovrebbe essere chi lo fermenta.
In che stato ci arrivi: il sistema nervoso
Poi c’è la strada che dai batteri non passa affatto. Se non ti riposi, se vivi con un senso di allerta costante, la prima funzione che il corpo mette da parte è proprio la digestione: per lui stai scappando da qualcosa, e chi scappa ha altro da fare che digerire.
Pensa a come mangi in certi periodi. In piedi, in cinque minuti davanti al telefono; al computer, senza pausa pranzo, perché tanto tiri dritto; oppure dieci minuti dopo una discussione, con la rabbia ancora addosso. In nessuno di questi casi hai fatto capire al tuo corpo che stai mangiando, e lo stomaco reagisce di conseguenza: «Ma come, io sto correndo e tu mi dai da mangiare? Riprenditelo.» È un’immagine, ovviamente, eppure il meccanismo con cui in quei momenti il pasto torna su è proprio quello. Il pasto preso da solo, e lo stato in cui lo mangi, li racconto meglio in pancia gonfia dopo mangiato.
C’è anche chi, in quello stato, non distingue più la fame dall’ansia. Senti un vuoto allo stomaco, lo leggi come fame, mangi, e poi ti resta tutto lì: per forza, stavi mangiando nel mezzo di un’ondata d’ansia. Nessuno ci ha insegnato ad ascoltare il corpo, e quella differenza, se non te l’ha mostrata qualcuno, non è scontata per niente.
Il caso limite lo conosco da vicino, perché l’ho avuto anch’io: quando a darti fastidio è perfino un bicchiere d’acqua. Lì ti guardi intorno e pensi: ma senza acqua si muore, cosa mi sta succedendo? E allora dai la colpa al rubinetto, alle tubature. Solo che quando nemmeno l’acqua passa liscia, la lista dei sospettati nel piatto è finita, e resta da guardare il posto in cui arriva.
Cosa è cambiato nel periodo in cui è cominciato?
Se il cibo è lo stesso, la domanda utile si sposta sul calendario. Prova a ricostruire quando è cominciato, anche a spanne, e cosa succedeva nella tua vita in quei mesi. Le cose che vale la pena segnarsi:
- una gastroenterite o un’intossicazione alimentare, anche una sola, perché dopo un’infezione intestinale l’intestino a volte resta più sensibile per mesi;
- un periodo lungo di carico: un cambio di lavoro, un trasloco, una persona da accudire, un lutto;
- il modo in cui mangi, più di cosa;
- un cambiamento ormonale come la menopausa, che di suo cambia il modo in cui l’intestino si fa sentire (ne parlo in pancia gonfia in menopausa).
Poi ci sono due domande che orientano parecchio. La prima: ti dà fastidio sempre, o solo in certi momenti? Se in vacanza, o in una domenica tranquilla, quella stessa zucchina passa senza problemi, hai già in mano un indizio forte, e lo spiego in la prova della vacanza. La seconda: ti dà fastidio solo quel cibo, o una lista che si allunga? Un alimento solo, sempre lo stesso, fa pensare al cibo; tanti cibi diversi fra loro, che crescono di mese in mese, fanno pensare al terreno.
Scrivi tutto su un foglio, con le date, e portalo a chi ti valuta. Dice di te molto più di un elenco di cose da evitare.
Allora la tolgo?
Nel frattempo alleggerire quello che ti dà fastidio ci può stare, ed è comprensibile: togli la zucchina, per qualche giorno stai meglio, e ti sembra la conferma. Il guaio è che quel sollievo non ti dice perché, e se la causa sta a monte, dopo la zucchina arriva la pasta, e dopo la pasta qualcos’altro.
Vedo persone che arrivano convinte che tutti gli alimenti facciano loro male, e a volte sono sottopeso, perché da mesi o da anni mangiano pochissimo, una rinuncia dopo l’altra. Una dieta di eliminazione a vita, per me, non esiste, se non in casi precisi come un’intolleranza al lattosio vera o una celiachia. E rimettere i cibi nel piatto dopo anni diventa un lavoro pesante, perché bisogna imparare a fidarsi di nuovo non solo di chi ti segue, ma anche di quello che mangi. Del proprio corpo, poi, non ci si fida finché il sistema nervoso resta in allerta.
La prova al contrario, per me, è quello che mangio oggi. Lo ammetto, mangio peggio di molti miei pazienti: la birretta, il vino, la pizza, il sushi, cioè le stesse cose che all’epoca mi facevano stare malissimo. Oggi non mi danno sintomi (e mi auguro che resti così). I cibi sono quelli di allora; a essere cambiato è il posto in cui arrivano.
È da qui che parte il Protocollo Neurodigestivo™: prima di decidere cosa togliere, capire chi riceve quel cibo e in che stato ci arrivi. Se il fastidio nuovo si porta dietro un gonfiore che va e viene, il quadro più largo lo trovi nella pagina sul gonfiore addominale.
E la zucchina, poverina, lasciala stare: per trent’anni ha fatto il suo dovere.
Ne ho parlato anche con Altea a The Plan A.
Domande frequenti
Si può diventare intolleranti a un cibo da adulti? A qualcosa sì. In molte persone la capacità di digerire il lattosio cala con gli anni, la celiachia può comparire a qualsiasi età e anche un’allergia può arrivare da adulti: sono le prime cose da escludere, con il medico. Quando invece i cibi che danno fastidio diventano tanti e diversi fra loro, e la lista cresce di mese in mese, è più probabile che sia cambiato il terreno su cui arrivano piuttosto che i cibi.
Perché all’improvviso non digerisco più cibi che mangiavo da sempre? Perché il cibo è lo stesso, mentre può essere cambiato il posto dove arriva: batteri che fermentano quello che prima veniva assorbito, oppure un sistema nervoso in allerta che mette in pausa la digestione. Aiuta molto ricostruire cosa è cambiato nel periodo in cui è cominciato: un’infezione intestinale, mesi di carico, il modo in cui mangi.
Devo togliere il cibo che mi dà fastidio? Nel frattempo alleggerirlo ci può stare, ma toglierlo dà sollievo senza dire perché, e se la causa sta a monte dopo quel cibo ne arriva un altro. Se il sospetto è la celiachia, gli esami vanno fatti mentre il glutine lo mangi ancora: toglierlo prima li rende meno affidabili.
Quando un’intolleranza improvvisa deve preoccupare? Quando dopo un cibo compaiono prurito in bocca o in gola, labbra gonfie, orticaria o fiato corto: si va dal medico, e se respirare diventa difficile si chiama il 118. E quando insieme al fastidio nuovo perdi peso senza volerlo, vedi sangue nelle feci, hai febbre, vomito o anemia, un dolore ti sveglia di notte, il disturbo compare dopo i 50 anni o in famiglia ci sono celiachia o tumori dell’intestino.
Francesco Sgarzi è Biologo Nutrizionista e ideatore del Protocollo Neurodigestivo™. Dal 2020 lavora con donne che convivono con colon irritabile, reflusso e gonfiore cronico.