In breve
Sul gonfiore gli integratori hanno prove più deboli di quanto promettono le confezioni. Le linee guida americane sul colon irritabile del 2021 sconsigliano i probiotici per i sintomi generali, e qualche prova ce l'hanno solo l'olio di menta piperita e la fibra solubile. Nessuno dei due tocca il motivo per cui l'intestino resta in allerta.
Ogni settimana qualcuno mi scrive la stessa cosa: “Ho provato i probiotici, gli enzimi digestivi, il carbone attivo, la L-glutammina… niente. Continuo a gonfiarmi.”
E io capisco esattamente come si sente.
Perché prima di fare il Biologo Nutrizionista, l’ho fatto anche io. Ho riempito la cucina di barattoli. Ho speso più di 9.000 euro, fra specialisti, esami e integratori. Ho aspettato risultati che non arrivavano, o arrivavano per due settimane e poi svanivano come se nulla fosse.
Il problema non era che stavo scegliendo gli integratori sbagliati.
Il problema era che stavo cercando la soluzione nel posto sbagliato.
Perché gli integratori da soli non risolvono il gonfiore cronico?
Gli integratori agiscono a valle. Prendono il problema dove si manifesta (nell’intestino, nella flora batterica, nell’acidità gastrica) e cercano di aggiustarlo lì.
Ma se il gonfiore cronico è gestito dal sistema nervoso autonomo, intervenire sull’intestino è come cercare di spegnere un allarme antincendio tagliando il cavo della sirena. Il suono si ferma. Il fuoco no.
Il sistema nervoso autonomo regola la motilità intestinale, la produzione di acidi gastrici, la permeabilità intestinale, la velocità di svuotamento gastrico. Quando è in stato di allerta cronico, e in molte persone con gonfiore, reflusso e intestino irritabile lo è, nessun integratore riesce a compensare quello che lui sta sabotando attivamente.
E non lo dico solo io. Lo scrive anche una revisione dedicata proprio al gonfiore cronico, uscita nel 2021 sulla rivista clinica dell’American Gastroenterological Association. Fra le cause elenca una sensibilità alterata dell’intestino e un riflesso anomalo fra l’intestino e i muscoli dell’addome, e scrive che nessuno schema di trattamento ha funzionato in modo costante. Fra le opzioni elenca anche il biofeedback, che allena il controllo dei muscoli dell’addome e del diaframma.
Gli integratori più usati per il gonfiore: cosa dicono le linee guida?
Probiotici
Sono il primo barattolo che finisce in cucina, e sono anche quello con i dati più deludenti proprio sul gonfiore.
Le linee guida dell’American College of Gastroenterology sul colon irritabile, uscite nel 2021, suggeriscono di non usare i probiotici per i sintomi generali dell’intestino irritabile. La meta-analisi su cui si appoggiano mette insieme 37 studi e oltre 4.400 persone: le miscele di più ceppi davano un beneficio modesto e molto diverso da uno studio all’altro, e sul gonfiore nessuna categoria di probiotico ha mostrato un vantaggio.
Possono comunque avere un ruolo dopo una terapia antibiotica, o in situazioni precise valutate caso per caso. Nel gonfiore cronico il microbiota spesso non è il problema di partenza: è un’altra conseguenza.
Dare probiotici a un intestino sotto pressione del sistema nervoso è come piantare fiori in un campo dove continua a piovere acido. Qualcosa sopravvive, ma non è una soluzione.
Olio di menta piperita
È quello con le prove migliori fra i rimedi da banco, e paradossalmente il meno pubblicizzato. Le stesse linee guida ne suggeriscono l’uso per i sintomi generali del colon irritabile: 12 studi e 835 persone, tutti piccoli e brevi, da due a dodici settimane. Per questo la raccomandazione è debole e la qualità delle prove bassa, ma il segnale c’è. Agisce rilassando la muscolatura liscia dell’intestino.
Una cosa da sapere se hai anche reflusso: la menta rilassa pure il passaggio fra esofago e stomaco, e in alcune persone fa comparire il bruciore. Le formulazioni gastroresistenti, che si aprono più in basso, servono a ridurre questo effetto.
Fibra solubile
Le linee guida suggeriscono la fibra solubile per i sintomi generali del colon irritabile, e la distinzione conta più di quanto sembri: la fibra solubile si trova nello psillio, nella crusca d’avena, nell’orzo e nei legumi; quella insolubile nella crusca di frumento e nei cereali integrali. E le fibre che fermentano nel colon producono gas, quindi possono peggiorare proprio il gonfiore. “Prendi più fibre”, detto così, vuol dire poco: dipende da quale.
Enzimi digestivi
Utili quando c’è una vera carenza enzimatica: insufficienza pancreatica, post-colecistectomia, alcune condizioni specifiche. In questi casi, possono fare la differenza.
Nel gonfiore cronico da Sovraccarico Neurodigestivo? Sollievo temporaneo al massimo. Perché il corpo gli enzimi li produce: è il sistema nervoso che sta distraendo risorse dalla digestione per gestire quello che percepisce come una minaccia.
Carbone attivo
Assorbe gas nell’intestino. Funziona. Per qualche ora.
E poi assorbe anche farmaci, nutrienti, e tutto quello che non dovrebbe assorbire. È uno strumento d’emergenza, non una terapia.
L-glutammina
Popolare per la “permeabilità intestinale”. Ha una logica: l’intestino usa glutammina come carburante, e uno stato di allerta cronico può ridurne i livelli.
C’è uno studio che vale la pena conoscere. Su 106 persone con colon irritabile a prevalenza di diarrea, comparso dopo un’infezione intestinale e con una permeabilità aumentata misurata, dopo otto settimane di glutammina l’80% aveva un miglioramento netto dei sintomi, contro il 6% del placebo. È un risultato forte, ma su un gruppo molto preciso e in un solo studio: gli stessi autori chiedono studi più grandi prima di generalizzarlo.
Però: se non risolvi lo stato di allerta che causa la permeabilità, la glutammina è come rattoppare una barca che continua a fare acqua. Riesci a stare a galla un po’ più a lungo. Non arrivi a riva.
Magnesio
Questo è diverso. Il magnesio ha un ruolo reale nel sistema nervoso autonomo, oltre che nell’intestino. Una revisione sistematica del 2017, su 18 studi, ha trovato un possibile effetto sull’ansia percepita nelle persone già predisposte, con prove però di qualità bassa. Da solo non risolve, eppure è uno degli integratori che hanno più senso in un contesto neurodigestivo, se scelto nella forma giusta per lo scopo: glicinato o bisglicinato quando si lavora sul sistema nervoso. L’ossido è un’altra cosa: richiama acqua nell’intestino, ed è per questo che si usa quando c’è stitichezza.
Allora gli integratori non servono a niente?
Non è quello che sto dicendo.
Alcuni integratori, nel contesto giusto, hanno un senso. Il problema è che vengono proposti come soluzione principale quando sono, al massimo, supporti.
E quando hanno senso, hanno anche una durata: si provano per un mese, si guarda cosa è cambiato, e se non è cambiato niente si sospendono. Un integratore preso da mesi “perché male non fa” è solo una spesa in più.
Se stai affrontando il gonfiore solo con integratori, stai intervenendo sulla cascata degli effetti. Il sistema nervoso, nel frattempo, continua a mandare segnali di allerta all’intestino. E l’intestino continua a reagire.
Da dove si parte davvero, allora?
Il gonfiore cronico, quello che non va via nemmeno in vacanza, che peggiora con lo stress, che compare anche quando mangi “nel modo giusto”, ha una causa che non è nel cibo e non è nell’intestino.
È nel modo in cui il tuo sistema nervoso interpreta il tuo quotidiano.
Questa è la base del Metodo ZeroGonfiore: non un altro protocollo di eliminazione, non un altro scaffale di integratori. Un percorso che lavora su quella causa, il Sovraccarico Neurodigestivo, cioè il punto dove il problema nasce.
200+ donne l’hanno già fatto. Partendo esattamente dalla stessa lista di integratori falliti che hai tu.
Fonti: Lacy B.E. et al., «ACG Clinical Guideline: Management of Irritable Bowel Syndrome», American Journal of Gastroenterology, 2021 (10.14309/ajg.0000000000001036). Lacy B.E. et al., «Management of Chronic Abdominal Distension and Bloating», Clinical Gastroenterology and Hepatology, 2021 (10.1016/j.cgh.2020.03.056). Zhou Q. et al., «Randomised placebo-controlled trial of dietary glutamine supplements for postinfectious irritable bowel syndrome», Gut, 2019 (10.1136/gutjnl-2017-315136). Boyle N.B. et al., «The Effects of Magnesium Supplementation on Subjective Anxiety and Stress: A Systematic Review», Nutrients, 2017 (10.3390/nu9050429). Articoli reperiti su PubMed.
Domande frequenti
I probiotici servono per il gonfiore? Sul gonfiore i dati sono deludenti. Nella meta-analisi su cui si basano le linee guida americane sul colon irritabile del 2021, nessuna categoria di probiotico ha ridotto il gonfiore, e le stesse linee guida ne sconsigliano l’uso per i sintomi generali. Possono avere un ruolo in situazioni precise, valutate caso per caso, ma nel gonfiore cronico il microbiota in genere non è il problema di partenza.
L’olio di menta piperita funziona per la pancia gonfia? Fra i rimedi da banco è quello con le prove migliori: le linee guida americane del 2021 ne suggeriscono l’uso per i sintomi generali del colon irritabile, anche se gli studi sono piccoli e brevi. Se soffri anche di reflusso, attenzione: la menta può far comparire il bruciore, e le formulazioni gastroresistenti servono a ridurre questo effetto.
Qual è l’integratore che ha più senso in un quadro neurodigestivo? Fra quelli discussi qui, il magnesio, perché agisce sul sistema nervoso autonomo oltre che sull’intestino. Le prove sono ancora deboli e da solo non basta. Conta anche la forma: glicinato o bisglicinato quando si lavora sul sistema nervoso.
Allora gli integratori non servono a niente? Non è questo il punto. Alcuni, nel contesto giusto, hanno senso come supporto, e anche una durata: si provano per un mese e poi si guarda cosa è cambiato. Il problema nasce quando diventano la strategia principale: in quel caso stai intervenendo sugli effetti, mentre il sistema nervoso continua a mandare all’intestino il segnale che ha creato il problema.
Francesco Sgarzi è Biologo Nutrizionista, fondatore del Metodo ZeroGonfiore e del Protocollo Neurodigestivo™. Dal 2020 lavora con donne che soffrono di intestino irritabile, reflusso e gonfiore cronico per risolvere il problema alla radice.